(fotografate a Chiusa di Pesio-Piemonte
foto di Marina Zerbato)

Aquilegia vulgaris L.

Ranunculaceae. Pianta difficilmente confondibile con quelle di altri generi. Fiori su lunghi peduncoli. Sperone curvato e terminante ad uncino, Foglie lungamente peduncolate e doppiamente tripartire, le superiori sessili. Foglioline trilobate e crenate.
Boschi xerofili, di latifoglie e di essenze miste, prati e boschi di montagna; vive di solito in terreni calcarei e ricchi di humus. Pianta rara.
I fiori dell'aquilegia sono impollinati soprattutto da calabroni. I calabroni e le api a proboscide corta bucano da fuori il lungo sperone per raggiungere il nettare, che si trova alla fine dello sperone.
Il nome della pianta deriva dal latino: aquila e si riferisce alla forma dello sperone simile all'artiglio dell'aquila. Pianta medicinale, leggermente velenosa perchè contiene un glucoside dell'acido cianidrico ed un altro veleno non ancora ben identificato.
Il suo nome deriva dal latino “aquilegium”= serbatoio d’acqua, per le numerose goccioline di rugiada, che si raccolgono sulle foglie e negli speroni dei petali.
Un’altra versione coglie, invece, la similitudine fra gli speroni del fiore e i rostri di un’aquila, e interpreta il nome Aquilegia come aquilina.
Una leggenda narra che, nella corte di Monza viveva Rutibando, principe longobardo, sposato con la principessa Teodagne; quanto Rutibando era lussurioso e prepotente, Teodagne era casta, rassegnata e paziente; il martirio al quale, ogni giorno, era sottoposta la santa principessa, mosse così a sdegno tutto il reame che un gruppo di nobildonne longobarde si presentò a Teodagne, dicendole che avevano deciso di uccidere Rutibando. Teodagne si oppose e allora le nobildonne si recarono da un mago, che decise di trasformare il prepotente principe in un fiore ridicolo e buffo, che non sarebbe mai stato accarezzato da nessuna donna né colto da alcun innamorato. Il principe Rutibando fu così tramutato nell' Aquilegia, fiore grottesco e ricco di corna, ancora oggi rappresentante delle corna maschili e femminili. Quello dai fiori bruni è dedicato ai mariti, quello dai fiori rosei è consacrato alle mogli, ma essendo, comunque un fiore cornuto, nessun amante osa offrire alla sua amata e viceversa.
Nel linguaggio dei fiori, il suo significato è quello di capriccio, egoismo ed esibizionismo .
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