(fotografato al bosco di Tre Cancelli-Nettuno-Lazio
substrato: sabbioso-terroso)

Asphodelus albus Mill. subsp. delphinensis (Gren. & Godr.) Z. Díaz & Valdés
ASFODELO

Xanthorrhoeaceae. Pianta perenne, alta 80-100 cm, rizomatosa, con radici ingrossate e fusto eretto, semplice, cilindrico.
Le foglie tutte basali, lineari, piatte ma carenate, lunghe 30-70 cm sono erette e ripiegate a doccia.
L'infiorescenza è un benso racemo apicale, alto 20-40 cm, cilindrico o raramente con qualche ramificazione basale. I singoli fiori portati da peduncoli più o meno eretti, sono stellati, larghi 4 cm, formati da tepali bianchi venati di verde lunghi circa 18 mm. Fiorisce da maggio a luglio .
Pascoli asciutti, prati aridi, scarpate sassose, margine dei boschi da 300 a 1800 m di altitudine.
Diffusa in tutte le zone montane delle regioni mediterranee, in Italia è comune in tutto il territorio.
Il nome del genere deriva da quello greco della pianta
I fiori dell'asfodelo vengono da sempre ricordati nella mitologia come "fiori dei morti" e anche Omero lo ricorda citandoli "la dove gli eroi sono caduti i prati si sono ricoperti di asfodeli che avevano il compito di accompagnare le loro anime nell'Ade"(Omero - Odissea canto IX ) . Anche vicino alle tombe si piantavano gli asfodeli affinchè i loro cari potessero nutrinsi con le sue radici. Plinio il Vecchio nella sua "Historia Naturalis" cita gli asfodeli , libro 21° cap. 108 e 109 ricordando che diventano particolarmente gustosi i suoi semi abbrustoliti o i bulbi arrostiti nella cenere e poi conditi con sale e olio; diventa una leccornia se pestato insieme ai fichi. Inoltre la pianta veniva seminata vicino alla porta di casa come rimedio contro i sortileggi; sempre Plinio riferisce che l'asfodelo si chiamava "hastula regia" cioè "scettro" per manifestare la sua potenza superiore.
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