(fotografato a Campo di Venza- Monti Aurunci-Lazio)
Crocus biflorus Mill.
ZAFFERANO SELVATICO

Iridaceae.Piccola geofita bulbosa (altezza 10-15 cm, raramente fino a 20), con cormo (bulbotubero) ovoidale (diametro massimo compreso tra 10 e 20 mm), talvolta un po' compresso ai poli, avvolto da tuniche di colore bruno-giallastro, intere e di consistenza cartacea, alla base distaccantisi in anelli; foglie inferiori ridotte alle sole spate (in genere 3), foglie superiori (3-7) strettamente lineari, sottili (larghezza 1-2 mm) lunghe fino a 20-22 cm (solitamente superanti i fiori), di colore verde scuro con una linea longitudinale bianca che percorre l'intera lamina; fiori (in genere 2-4) con tubo perigoniale lungo 10-18 cm e lacinie ellittiche, di dimensioni piuttosto variabili (10-14 x 20-35 mm) e di colore violaceo chiaro all'esterno, più scuro all'interno (ma sono noti esemplari con lacinie completamente bianco-giallastre) e con 3 (5) strie longitudinali di colore violetto scuro, fauce perigoniale sempre gialla, filamenti pelosi lunghi circa la metà delle antere (queste ultime sono lunghe 8-10 mm), stimmi rosso-aranciati e più o meno lobati. Fiorisce da gennaio-aprile
Boschi chiari e orli boschivi, pascoli, anche in ambienti antropici come vigne e oliveti (0-1200 m)
Euri-Medit.-Nordorient. (Turanico) - Dall'Italia all'Iran.
Il nome del genere Crocus L. (1753) è ricavato dalla parola greca "Krokos", che significa filamento e si riferisce agli stimmi sfrangiati tipici di alcune specie, il nome della specie "biflorus" è dovuto al fatto che questa specie spesso reca due fiori.
ha proprietà emmenagogiche, ipnotico-sedative, stimolanti e toniche (sono utilizzati gli stimmi). La pianta contiene alcuni alcaloidi (crocina, pierocrocina, ecc.) che la rendono leggermente tossica e ne sconsigliano l'uso domestico, nonostante in passato i suoi cormi siano stati utilizzati nell'alimentazione umana, perché ricchi d'amido e di sapore gradevole.
Specie dall'aspetto e dalle dimensioni piuttosto variabili, nelle regioni meridionali è facile imbattersi in piante di dimensioni maggiori con perigonio grande (fino a 5 cm di diametro), i fiori possono essere lievementi odorosi o del tutto inodori. Può essere confuso con:

Crocus reticulatus Steven ex Adams, assai simile a C. biflorus, ma generalmente unifloro, ha foglie non superanti i fiori, stimmi denticolati e soprattutto tuniche del cormo non intere, ma completamente dissolte in fibre spesse (0,3-0,5 mm) e formanti un reticolo a maglie poligonali chiuse e ben evidenti. Specie originaria della Balcania e Anatolia, il cui areale principale raggiunge il Carso monfalconese e il fiume Isonzo, è presente con alcune stazioni disgiunte in Abruzzo.

Crocus imperati Ten., si distingue per il perigonio minore, per gli stimmi allargati a imbuto e per le tuniche del cormo, che sono dissolte in fibre sottili, è un endemita delle regioni meridionali tirreniche, che verso Nord risale fino al Lazio meridionale e all'Abruzzo sud-occidentale (Marsica);

Crocus suaveolens Bertol., che ha spata in genere unica e cormo con tuniche dissolte in fibre sottili e per gli stimmi interi, endemica delle regioni centro-meridionali tirreniche (Campania, Lazio e forse Umbria);

Crocus weldenii Baker, morfologicamente assai simile a C. biflorus (alcuni autori lo considerano una subspecie di quest'ultimo), si distingue per le lacinie perigoniali di colore bianco all'interno e violaceo all'esterno, con bordo spesso decolorato e per i filamenti staminali non pelosi; in Italia questa specie, a distribuzione illirico-balcanica, è conosciuta per una ristretta area del Carso triestino.

Scheda realizzata da Umberto Ferrando - tratta da Actanaturae

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