(fotografata a Monte Pellecchia-Monti Lucretili-Lazio)
Daphne laureola L.

Thymeleaceae. Cespuglio con rami eretti, grigio-rosei, lungamente spogli, sottili, flessibili, segnati da strie e ingrossamenti trasversali, alto 40-120 cm.
Foglie grandi, sempreverdi,riunite in densa rosetta spiralata alla fine dei rami.Lamina lucida, coriacea, obovato-lanceolata, cioè ristretta alla base, allargata ai tre quarti, con apice appuntito.
Fiori poco vistosi, non profumati, riuniti in fascetti ascellari. Tubo perigoniale giallo-verdognolo, aperto in 4 lacinie appuntite, disposte a croce. Stami otto, con filamenti brevi, inseriti in due serie sul tubo perigoniale presso la fauce; ovario sormontato da uno stimma capitato. Fiorisce a marzo.
I frutti maturano a fine maggio, sono piccole drupe ovoidi, lucide, con apice un pò incapucciato sulle vestigia dello stilo. Contengono un succo acre e un seme appuntito.
Non frequente, predilige stazioni ben ombreggiate, fresche e solitarie su terreno smosso e poco profondo.
Le foglie e i frutti sembrano l'alloro da cui il nome che fa doppiamente riferimento a questa somiglianza; infatti "daphne" in greco significa "alloro" e "laureola" in latino "simile all'alloro".
Dafne era figlia del dio-fiume Peneo e Apollo se ne innamorò, non ricambiato. La ninfa fuggì inseguita dal dio e, quando stava per essere raggiunta, supplicò il padre di trasformarla in modo da sottrarsi al dio. Il padre acconsentì e la trasformò in alloro. Apollo, non potendo avere l’amore della fanciulla, fece del lauro la sua pianta sacra e se ne adornò il capo.
Proprietà medicinali conosciute fin dall'antichità, contenute nella corteccia e nei frutti quali potenti evacuanti, antireumatici, antinevralgici e vescicatori, la loro drastica azione può essere mortale.
va a daphne mezereum
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