(fotografato a Cartoe-Sardegna)


(fotografato all'Isola di Ischia - Campania)
Lathyrus clymenum L.
CICERCHIA PORPORINA


Fabaceae. Pianta erbacea annuale, assai polimorfa, alta 30-120 cm, glauca e glabra, con fusti largamente alati, ascendenti e rampicanti, ramificati alla base. Foglie inferiori ridotte al solo rachide appiattito senza stipole e cirri; le medie e superiori imparipennate composte di segmenti alternati e a nervature pennate, ovali-oblunghi o ellittici, o lineari-acuminati e mucronati all'apice, , su un rachide alato e terminanti in un cirro ramificato; stipole lineari-lanceolate, semiastate, intere o dentate. Infiorescenza racemosa con 2-5 fiori pedicellati su peduncoli subuguali alle foglie ascellanti o più corti di esse. Calice campanulato generalmente a fauce obliqua e denti triangolari, i superiori più corti. Corolla papilionacea a vessillo di color rosso-violaceo, retuso e spesso mucronato all'apice, con 2 gobbe callose alla base; ali azzurre, rosee o bianche.Fiorisce aprile giugno.
Macchie, pascoli, campi, luoghi erbosi, bordi stradali, da 0 a 1100 m
Il nome deriva dal gr. 'lathyros', in forma latinizzata 'lathyrus',= 'cicerchia', legume. L'etimologia dell'epiteto specifico non è molto chiara. Il gr. 'klymenos' significa 'celebre, rinomato'. Teofrasto parla di una pianta con nome 'klymenon' e Plinio nella "Naturalis Historia" di 'clymenus'. Di che pianta si tratta non si sa con certezza, forse di una pianta alimentare (legumi) o foraggera molto nota e apprezzata nell'antichità. Un'altra etimologia fa derivare il nome da Klymenos, un personaggio un po' "polimorfo" della mitologia greca.
In passato i semi delle cicerchie selvatiche venivano usati nell'alimentazione umana, specialmente durante le carestie. L'uso prolungato causava spesso una grave sindrome neurologica detta 'latirismo' dovuto alla presenza nei semi di un aminoacido tossico.
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