(fotografato al Monte Summano-Veneto)
Melampyrum velebiticum Borbas ex Hand.-Mazz.
SPIGAROLA DEI VELEBIT

Orobanchaceae.Pianta annua, caratteristica per le brattee alte colorate di violetto, a distribuzione prevalentemente illirica che irradia in Italia lungo il margine meridionale delle Alpi ed è presente in Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e forse in Piemonte. La distribuzione regionale è di tipo tendenzialmente alpico-carsico, ma estesa a stazioni residue nei boschi planiziali della pianura friulana; in Carso è ristretta al Triestino ove è diffusa ma solo localmente comune; nell'area di studio la specie è rara e confinata a quote basse. Cresce nelle radure ed ai margini di boschi termofili di latifoglie decidue, su suoli argillosi abbastanza profondi e umiferi ma ricchi in scheletro, subneutri, dal livello del mare agli 800 m circa. Le piante di questo genere sono emiparassite (parzialmente parassite) e ottengono alcuni elementi minerali dalla pianta ospite; a differenza del le piante totalmente parassite, possiedono radici e foglie verdi e possono anche sopravvivere per conto proprio senza parassitare altre piante. La pianta è debolmente tossica (aucubina). Il nome generico deriva dal greco 'melas' (nero) e 'pyros' (farina), in quanto i semi mescolati con quelli del grano rendevano scuro il pane; il nome specifico si riferisce al massiccio del Velebit in Croazia. Forma biologica: terofita scaposa. Periodo di fioritura: giugno-agosto. Abbastanza rara, è presente in Italia solo nella zona prealpina, dal Carso alle Grigne. Una curiosità: apre sempre due fiori gialli alla volta, mai di più, mai di meno.
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