(fotografato ad Amaseno - Monti Ausoni - Lazio)


(fotografato a S'Eranile - Dorgali - Sardegna)


(fotografati a Pietra di Monte - Monti Aurunci - Lazio)
Papaver rhoeas L.
ROSOLACCIO


Papaveracee. Pianta annua, ispida, setolosa, da 30 a 50 cm; foglie lobato-pennate, corolla rossa, i cui petali talvolta hanno una macchia nera alla base; filamenti viola scuro,stigma a forma di disco con 8-12 raggi, il frutto è una capsula di 1 cm di diametro, rigonfia, urceolata e glabra.
Fiorisce a maggio-luglio.
Campi di cereali e ambienti ruderali sassosi, dalla pianura fino a 1000 m. Diffusa in tutta Europa.
Il nome specifico in greco designava una specie selvatica di papavero.
Un tempo era usato come pianta medicinale per le proprietà calmanti.L'accostamento tra questo fiore e le coltivazioni di frumento è antichissimo: Cerere, la dea latina delle messi e dell'agricoltura, in genere era raffigurata con una ghirlanda di Papaver rhoeas.
Fiori al posto dei pesticidi nei campi è un’antica pratica contadina che è stata dimenticata con l’avvento dell’industria chimica. Eppure nuove sperimentazioni che stanno avvenendo in Inghilterra e in Svizzera dimostrano che è altamente efficace. Coriandolo, fiordaliso, grano saraceno, papavero e aneto vengono utilizzati per attrarre gli insetti che attaccano gli afidi e i parassiti più dannosi per le coltivazioni. Uno studio svizzero ha dimostrato che piantando delle strisce di fiori nei campi si abbattono del 40% le larve di Oulema melanopus, un coleottero ghiotto di foglie di cereali. Di conseguenza anche i danni provocati alla coltura sono diminuiti del 61% rispetto ad altri campi in cui non erano stati piantati fiori. Ogni campo ha il suo ecosistema, ma molte pratiche convenzionali eliminano il ciclo vitale di tutte le creature che ci vivono utilizzando i pesticidi. Viene fatto dal momento che le colture possono essere decimate dal tipo sbagliato di insetto o da alcuni parassiti. Tuttavia i pesticidi hanno creato molti problemi non solo ai parassiti che sono diventati resistenti al veleno e quindi più pericolosi, ma anche ai lavoratori che respirano queste sostanze chimiche nella coltivazione e a tutti i consumatori che si ritrovano poi i pesticidi nel cibo che mangiano.
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