(fotografata alla ferrata Ventricini- Gran Sasso-Abruzzo)
Pulsatilla alpina (L.) Delarbre s.l.


Ranunculaceae. Fusto alto 20-35 cm, eretto villoso. Foglie con rosetta picciuolate, tripartite, con segmenti a loro volta pluripartiti.
Le foglie bratteali, raccolte a 3 in verticilli, sono simili alle basali. Il fiore è solitario, terminale; misura 3- 5 cm. Petali 6, ovali, internamente di colore bianco candido, all'esterno leggermente sfumati di violetto e pelosi. Stami numerosi, di colore giallo oro.
Gli stami di questi anemoni sono assai numerosi e altrettanto numerosi sono gli ovari che alla maturità diventano altrettanti acheni.
Lo stilo peloso per peli patenti si allunga al maturare del frutto fino a raggiungere i 4 cm di lunghezza: in tal modo può servire da organo di volo e quindi garantire la distribuzione dei semi.
1000- 2700 m. Pascoli calcarei e sassosi. Pirenei, Alpi, Appennini.
Narra una leggenda valdostana che fu opera di una maga alla quale gli abitanti dei villaggi di Montjovet e Emarèse avevano chiesto di intervenire per impedire ai branchi di lupi affamati in un gelido inverno di fare razzie di animali e fors'anche di bambini mai più tornati alle loro abitazioni. Una volta sparsa la pozione, sui prati spuntarono questi fiori bianchi e viola ricoperti da un pelo simile a quello dei lupi che, alla loro vista, spaventati, abbandonarono la zona e "li fiour dou lu", tornano ogni anno a marzo nei prati.
L'etimologia del nome generico è legata al verbo latino pulso = "agito", "scuoto", che serve a descrivere il particolare fremito dell'infruttescenza piumosa per azione della brezza.
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