(fotografato al bosco dei Tre Cancelli -Nettuno -Lazio)


(fotografato a Valle Cisterna-Gorga -Lazio)
Ruscus aculeatus L.
PUNGITOPO


Asparagaceae. Suffrutice sempreverde, con forte rizoma strisciante provvisto inferiormente di grosse radici. Scapi eretti, rigidi, a base legnosa, verdi, striati, semplici in basso, vivacemente ramificati sopra, altri 25-80 cm.
Quelle che sembrano foglie sono in realtà rametti trasformati, scientificamente chiamati cladodi, che hanno assunto la forma e la funzione di foglie. Si presentano come articoli sessili, alterni, coriacei, ovali-lanceolati, piani o scanalati, a nervature parallele con acuta spina apicali.
Le vere foglie sono ridotte a scaglie minime, inserite al centro dei cladodi a protezione gemme fiorali. Fiori doici (per aborto di un sesso), piccoli, isolati, poco appariscenti e di breve durata, inseriti all'ascella di una bratteola verso la metà dei cladodi. Perianzio verdastro-bruno-violetto, formato da sei tepali lanceolati, disposti su due verticilli, con i tre interni più stretti.
Fiori maschili a tre stami, con filamenti concresciuti in un tubo carnoso che si apre in tre logge divergenti. Fiori femminili con ovario coperto da un tubo staminale sterile, stilo breve a stimma capitato, sporgente.
Fiorisce in marzo. I frutti sono grosse bacche carnose rotonde di un bel rosso-vivo con uno o due semi.
Comune nel sottobosco caldo e secco di roverella, nei cadue di robinia e nei castagneti asciutti, cresce su ogni tipo di terreno.
Il termine "ruscus" molto simile al nome locale veneto "bruschi" è dovuto al sapore amaro del germogli raccolto per essere consumati in risotti, frittate o lessati.
La denominazione di "pungitopo" deriva invece dal fatto che i contadini usavano farne piccoli fasci con cui tentavano di scoraggiare le incursioni dei topi e difendere così le vivande appese alle travature delle cucine.
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